La Villa Adriana di Tivoli
Più di qualsiasi altro monumento costruito da Adriano, Villa Adriana sfugge a qualsiasi classificazione e rimane un caso unico a sé stante, per dimensioni, complessità e varietà di architettura e decorazione. Punto d'arrivo dell'architettura romana del primo impero, punto di partenza per tutta l'architettura successiva, fino al Tardo impero e al Rinascimento, con innumerevoli imitazioni.
È la più grande e complessa villa imperiale romana che sia giunta fino a noi e si inserisce nel filone delle ville di otium, destinate alla villeggiatura ma anche allo studio e alla meditazione. Gli aristocratici romani le costruirono già in epoca repubblicana come ville suburbane, a poche miglia dalle città più importanti, e già allora divennero uno status symbol dove il proprietario mostrava la sua ricchezza ma anche la sua cultura e l'amore per le arti e la bellezza.
In epoca imperiale già a partire da Augusto le ville di otium divennero sempre più grandi e complesse, e iniziarono ad essere costruite in altre regioni, prediligendo la costa tirrenica e luoghi particolarmente belli che ancor oggi sono rimasti gli stessi.
Tiberio costruì la Villa Jovis a Capri e la villa di Sperlonga con la sua Grotta. Nerone costruì una villa a Subiaco con tanto di lago artificiale ed un'altra ad Anzio, ma la più vasta fu la Domus Aurea, villa impiantata a forza nel cuore della città di Roma occupando un'area immensa. Lì vi fu una sperimentazione d'avanguardia di architettura monumentale e scenografica con ambienti dalle forme complesse e grandi terrazzamenti. Altrettanto vasta, lussuosa ed innovativa la villa di Domiziano sul lago di Albano, con almeno cinque diversi livelli, criptoportici, terme e teatri.
Villa Adriana rappresenta il culmine di questo percorso, lì nasce una nuova architettura curvilinea che prefigura il barocco, con fughe di sale, prospettive inaspettate, giardini interni, decorazione lussuosa, marmi preziosi e centinaia di statue.
Imperatori e nobili dopo Adriano trarranno da essa ispirazione, con imitazioni grandiose come la villa di Piazza Armerina, senza mai riuscire a superarla. Ci proveranno anche i grandi artisti rinascimentali e barocchi, ma il paragone con le regge di Windsor, Caserta o Versailles è improponibile e riduttivo.
Alcuni edifici di Villa Adriana sono icone immortali dell'architettura di tutti i tempi. Prendiamo il Teatro Marittimo che in realtà era una villa in miniatura inserita nella grande tenuta imperiale, decorata da fregi con mostri marini che gli hanno dato il nome.
Oppure il Canopo, grandioso e scenografico triclinio estivo destinato ad accogliere ospiti illustri, con un bacino lungo il quale Adriano dispose le copie delle Cariatidi dell'Eretteo di Atene.
Vi erano edifici termali, altri di soggiorno, alcuni con riscaldamento invernale altri con cascate d'acqua per mitigare la calura estiva, teatri, giardini interni, portici e triclini. Nella Villa c'era tutto il necessario per la vita dell'imperatore, della sua corte, del personale di rango e degli schiavi, ognuno con edifici e percorsi separati, che seguono una ben precisa gerarchia.
E poi non poteva mancare un'area sacra, che Marina De Franceschini ha identificato nella Spianata dell'Accademia con gli edifici di Accademia e Roccabruna, grazie alle illuminazioni da lei scoperte con gli studi di Archeoastronomia. Era la vera e propria Acropoli della Villa, la più alta e isolata, vicina alla divinità.
Nei giorni del Solstizio estivo ed in quelli del Solstizio invernale in entrambi gli edifici si possono ancor oggi osservare suggestive illuminazioni (ierofanie): avevano un ben preciso significato simbolico, che viene spiegato nel libro «Villa Adriana. Architettura Celeste. I segreti dei Solstizi», edito da Rirella Editrice, solo in lingua italiana. Con immagini inedite dell'Accademia, che è tuttora in proprietà privata.