Parte prima: nascita e carriera militare
Vespasiano (Tito Flavio Vespasiano) era nato a Vicus Falacrinae vicino a Rieti ed apparteneva alla borghesia municipale italica, quindi non aveva nulla a che fare con l'aristocrazia senatoriale. Suo padre visse a lungo ad Aventicum, la capitale dell'Helvetia romana, dove era esattore fiscale. Divenuto imperatore, Vespasiano costruirà nuove mura, templi ed edifici pubblici proprio in quella città, dove suo figlio Tito aveva vissuto con il nonno da bambino.
Vespasiano si distinse subito per le sue capacità militari, partecipando a campagne in Tracia, in Germania e Britannia; fu proconsole in Africa, e domò con determinazione l'insurrezione della Giudea, nel corso della Guerra giudaica che ebbe inizio nel 66 d.C. sotto Nerone, fu proseguita da lui e terminò nel 70 d.C. ad opera di suo figlio Tito con la conquista e distruzione di Gerusalemme, come sappiamo da Giuseppe Flavio.
L'Arco di Tito fu da lui costruito per ricordare quella vittoria, ed il Colosseo venne edificato grazie all'immenso bottino da lui conquistato. Vespasiano promosse opere publbiche di cui parleremo in seguito.
Divenuto imperatore, Vespasiano cercò di prevenire ribellioni e ammutinamenti nell'esercito, ristabilendo la disciplina e cercando nuovi finanziamenti per mantenerlo in efficienza; data la cronica mancanza di reclute favorì l'arruolamento di truppe ausiliarie.
Quando morì nel 69 d.C. Nerone non lasciò eredi ed ebbe inizio il turbolento "anno dei tre imperatori": Galba, Otone e Vitellio ai quali alla fine si aggiungerà Vespasiano. Galba e Otone durarono in carica pochi mesi, Vitellio venne riconosciuto dal Senato ma al contempo Vespasiano venne acclamato imperatore dai suoi soldati nel luglio del 69 d.C. quando si trovava in Africa, dove rimase in attesa degli eventi.
Il Senato, ormai privo di ogni potere, riconobbe la nomina di Vespasiano soltanto il 22 dicembre del 69 d.C., dopo la morte di Vitellio.
Con la morte di Nerone si era estinta la dinastia Giulio-Clauda ed era entrato in crisi il sistema di potere nato con Augusto, basato sul prestigio e l'autorità del princeps in una monarchia dissimulata che manteneva un rispetto formale per il Senato e le istituzioni repubblicane. Ma non ebbe certamente termine la lotta per il potere fra l'aristocrazia senatoria e le varie dinastie imperiali, che segnò tutta la storia di Roma, fino a Diocleziano.
Il Senato era indignato perché con Vespasiano per la prima volta un imperatore era stato nominato fuori dall'Italia e non era stato scelto dai senatori. Svetonio e Tacito (che essendo senatori non sono imparziali) consideravano Vespasiano un parvenu, che apparteneva ad una "gente oscura" ed era "un principe inatteso", sottolineando che non aveva né l'autorità né la maestà di Augusto.
Fingevano di non sapere che era finita l'epoca della dinastia Giulio-Claudia che proclamava di essere superiore agli altri, e quindi l'unica predestinata ad aver diritto al potere imperiale (come i prìncipi della favole col "sangue blu").
Vespasiano sapeva che bisognava rifondare il principato su nuove basi, con un abile uso della propaganda ne fece un'alta carica pubblica statale, accessibile anche da uomini nati e cresciuti in lontane periferie come sarà Traiano.
Tornò alle tradizioni romane eliminando la divinizzazione di origine orientale dell'imperatore, rifiutando al pari di Tiberio gli onori divini. Come riferisce Svetonio, anche negli ultimi giorni della sua vita difese la dignità della sua carica e lavorò, perché a suo dire «un imperatore deve morire in piedi».