Premessa
L'Historia Augusta (che risale ai primi decenni del IV sec. d.C.), inizia con la biografia dell'imperatore Publio Elio Adriano (76-138 d.C.), descritto come uomo di potere spietato e determinato, dall'ingegno multiforme e versatile, grande condottiero, abilissimo nell'uso della propaganda per legittimare il proprio potere e quello dei suoi successori.
Ma allo stesso tempo uomo colto, amante delle arti e della bellezza, grande ammiratore della Grecia, tanto da essere soprannominato Graeculus. Appassionato di caccia e di viaggi, curioso di tutto, custode degli antichi culti romani in qualità di Pontifex Maximus e allo stesso tempo iniziato ai Misteri Eleusini. Con un lato debole e sentimentale che lo portò a «piangere come una donnetta» per la morte del favorito Antinoo.
Fra le sue doti l'Historia Augusta ricorda che si vantava d'essere esperto di architettura, tanto che si pensa che la sua Villa Adriana di Tivoli sia stata progettata proprio da lui. Sul celebre passo che la descrive si sono versati fiumi d'inchiostro, come pure sulla sua rivalità e inimicizia con Apollodoro di Damasco, il grande architetto di Traiano che leggenda vuole abbia deriso le cupole a spicchi che si vedono a Villa Adriana definendole "zucche" e per questo sia stato ucciso.
Lasciando da parte queste leggende tramandate da secoli, resta il fatto ben più concreto che Adriano ci ha lasciato tre straordinari monumenti che sono icone immortali dell'architettura romana antica: il Pantheon, Villa Adriana e il Mausoleo di Castel Sant'angelo.
Tre monumenti che sono al di fuori e al di sopra della loro categoria, sia come tempio che come villa che come tomba.
Nei loro progetti si uniscono tradizione e innovazione, si sperimentano tecniche costruttive d'avanguardia, e si creano speciali rapporti con la Luce del Sole; illuminazioni che avevano un significato simbolico apparentemente nascosto ma in realtà molto preciso, scoperto, studiato e pubblicato nei suoi libri da Marina De Franceschini.
È difficile dire in che misura Adriano sia stato progettista attivo di questi tre capolavori oltre che committente, ma li esamineremo in questa "trilogia" per mostrare cosa avevano in comune iniziando da quello più antico ed eccezionale, il Pantheon.
Il Pantheon
Il primo Pantheon, di cui restano pochissime tracce, fu costruito nel I sec. a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, forse come Augusteum cioè una sorta di tempio dedicato alla dinastia giulio-claudia allora gli inizi.
Il primo Pantheon fu distrutto da un incendio e secondo l'Historia Augusta Adriano lo fece ricostruire, ma lasciò sul frontone l'iscrizione originaria con la dedica di Agrippa.
Un'abile operazione d'immagine e propaganda: in tal modo Adriano mostra la propria (falsa) modestia e soprattutto si riallaccia ad Augusto, perché come lui aveva riportato Roma agli antichi splendori e a una nuova Età dell'Oro.
Oggi sappiamo che la costruzione dell'attuale Pantheon fu iniziata da Traiano, come prova il rinvenimento di bolli laterizi databili fra il 114 ed il 117 d.C. e portata a compimento da Adriano.
Ha caratteristiche eccezionali, come la grandiosa cupola in cemento non armato che ancor oggi è la più grande del mondo (43 metri di diametro). Quindi si pensa che sia opera proprio di Apollodoro di Damasco, l'unico in grado di concepire e realizzare un progetto di tale portata.
Il segreto di tanta solidità sta nel sapiente uso dei materiali da costruzione e nella ripartizione dei pesi mediante grandi archi di scarico inseriti nelle murature.
L'unica fonte di luce è il grande oculo di ben nove metri di diametro, che funge anche da chiave di volta perché vi convergono i pesi della cupola.
Altra caratteristica nota da sempre è che il Pantheon funzionava come una gigantesca Meridiana sferica. Ogni giorno a mezzogiorno i raggi del Sole entrano dall'oculo della cupola e creano un Cerchio di Luce in direzione del portale, la cui altezza varia a seconda delle stagioni.
In tal modo nel Pantheon nel corso dell'anno si possono osservare diverse illuminazioni (o ierofanie cioè apparizioni sacre) che avevano un ben preciso significato simbolico.
L'illuminazione più spettacolare, che si vede solo il 6-7-8 di aprile o il 4-5-6 di settembre, è l'Arco di Luce, scoperto da Marina De Franceschini nel 2014 e pubblicato assieme a Giuseppe Veneziano nel libro