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CASTEL SANT’ANGELO E IL SACCO DEI LANZICHENECCHI A ROMA

   

Fin dalla tarda antichità il Mausoleo di Adriano ebbe un’enorme importanza per il controllo di Roma, data la sua posizione strategica lungo una delle principali vie d’accesso della città da nord.

Per la sua altezza e la sua forma a torre era un punto d’osservazione privilegiato, e nel 401 d.C. l’imperatore Onorio lo collegò alle Mura aureliane facendone il più importante caposaldo difensivo sulla sponda destra del Tevere.  

Il Mausoleo ancora integro resistette all’assedio dei Visigoti di Alarico nel 410 d.C., e poi a quello dei Vandali nel 455 d.C.; i barbari non riuscirono ad espugnarlo ma saccheggiarono l’intera città e addirittura costruirono un Borgo vicino alla Basilica d San Pietro.

Poi vi fu il grande assedio del 537 d.C., quando Roma fu nuovamente attaccata dai Goti di Vitige ed i romani si asserragliarono nel Mausoleo sotto la guida del generale Belisario, che riuscì a metterli in fuga gettando loro addosso frammenti delle sculture antiche fatte a pezzi per usarle come proiettili.

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Nel Duecento fu costruito il Passetto di Borgo, una via di fuga sopraelevata che collegava direttamente la Basilica di San Pietro con il Mausoleo-Castello. Alla fine del Trecento papa Bonifacio IX Tomacelli decise di restaurare quel che era rimasto del Mausoleo, ormai in rovina, e con l’aiuto dell’architetto fiorentino Niccolò di Pietro Lamberti lo trasformò nella «più fortificata delle fortezze». Alla fine del Quattrocento anche il Passetto fu irrobustito con torri difensive per ordine di papa Alessandro VI Borgia.

Il Cinquecento segnò il periodo di maggior splendore artistico di Roma, e alcuni dei più grandi artisti del Rinascimento vennero chiamati dai pontefici a decorare gli appartamenti papali che erano stati costruiti nei piani alti del Castello.
Papa Leone X Medici chiamò Michelangelo a ridisegnare il Cortile dell’Angelo. Clemente VII Medici (1523-1534) chiamò Giovanni da Udine, uno dei migliori allievi di Raffaello, per decorare il Bagnetto, un piccolo impianto termale riscaldato, con affreschi che imitavano le grottesche della Domus Aurea da poco riscoperte.

Ma al tempo stesso il Cinquecento segnò uno degli eventi più tragici della storia di Roma e dell’Italia, ovvero il Sacco dei Lanzichenecchi del 1527, durante il quale il Castello ed il Passetto ebbero un ruolo chiave.

I Lanzichenecchi erano le feroci fanterie mercenarie tedesche che si avventarono sulla città comandate da Carlo III di Borbone per conto di Carlo V di Spagna.
Grazie alla via di fuga del Passetto il papa riuscì a evitare la cattura, e si asserragliò dentro Castel Sant’Angelo, dove avevano trovato scampo altre tremila persone; gli ultimi fuggitivi si fecero addirittura issare in alto con delle grandi ceste.
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L’assedio al Castello e il saccheggio della città durarono ben sette mesi, provocando danni inestimabili. Degni discendenti delle orde gotiche, i mercenari incendiarono la città, rubarono ogni cosa preziosa nelle chiese e nei palazzi, distrussero gli archivi, in un crescendo di brutalità e ferocia che fece ventimila morti. Altri trentamila morirono negli anni successivi per la peste portata dai Lanzichenecchi.

Dopo sette mesi papa Clemente VII semplicemente dovette arrendersi per fame, perché i viveri erano finiti, e rassegnarsi a pagare 400.000 scudi a Carlo III di Borbone «per saziare l’ingordigia dei suoi ladroni» come riferisce una cronaca dell’epoca. All’inizio gli avevano chiesto 300.000 scudi, poi il prezzo del riscatto era salito.

Nell’aprile del 1536 papa Paolo III Farnese dovette umiliarsi e accogliere a Roma come un trionfatore l’imperatore Carlo V di Spagna, responsabile del saccheggio. Cercò di dare alla città un aspetto dignitoso, perché dopo nove anni ancora si vedevano i segni della devastazione e della miseria.  Il Foro romano venne sgombrato da duecento catapecchie e un arco di trionfo fu eretto nell’angolo di palazzo San Marco, il Ponte Elio che porta al Castello venne decorato con finte statue di stucco.

Dopo il Sacco dei Lanzichenecchi, tutti i papi si premurarono di irrobustire le difese del Castello ampliando o costruendo nuove cinte murarie tutto intorno. Papa Urbano VIII Barberini purtroppo lo dotò di nuovi cannoni costruiti fondendo il bronzo dorato delle travi originali del Pantheon.

Questo e molto altro potrete leggere nel libro di Marina De Franceschini «Castel Sant'Angelo. Mausoleo di Adriano. Architettura e Luce» che ne ripercorre la storia millenaria.
CASTEL SANTANGELO. MAUSOLEO DI ADRIANO. ARCHITETTURA E LUCE. NO SPESE SPEDIZIONE Per saperne molto di più... CASTEL SANTANGELO. MAUSOLEO DI ADRIANO. ARCHITETTURA E LUCE. NO SPESE SPEDIZIONE Per saperne molto di più...

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