L'esercito romano deve il suo successo al fatto di essere ben organizzato, disciplinato ed efficiente nel senso moderno del termine. La potenza di Roma era sempre dipesa dall'esercito e dalla sua fama di invincibilità che per alcuni secoli le permise di vivere di rendita.
Augusto e Tiberio cercarono in ogni modo di avere buoni rapporti coi legionari ed i loro generali, per evitare il ritorno delle guerre civili che finalmente si erano concluse con la Pax Augusta, dando inizio ad un periodo di prosperità e pace.
Dato che le spese militari erano sempre più elevate, Augusto e Tiberio decisero di ridurre il numero delle legioni da 60 a 28, istituendo un Tesoro militare per coprire le spese dei premi di congedo dei soldati. Dopo decenni di servizio di leva, i legionari non si accontentavano più di un pezzo di terra da coltivare ed ottennero anche un compenso in denaro.
Per fronteggiare queste ed altre spese, decretarono la fine dell'esenzione dai tributi di cui godeva l'Italia. Una riforma che attirò loro l'odio feroce dell'aristocrazia italica e del Senato, inclusi più tardi gli storici latini Svetonio e Tacito, entrambi senatori.
Nel farlo, Augusto e Tiberio seguirono i suggerimenti di Agrippa e Mecenate di cui riferisce Cassio Dione (28,6): «Il passo successivo è quello di provvedere a qualsiasi carenza imponendo una tassa su tutti i beni che producono un profitto per i loro possessori, e stabilendo un sistema di tasse uguale per tutti i popoli che governiamo».
A proposito di tasse, Tiberio disse giustamente che «il pastore deve tosare le pecore e non scorticarle». Quei denari dovevano esser spesi con criterio, ed egli fu uno dei pochi imperatori a lasciare le casse dello Stato in attivo.
Appena salito al trono Tiberio confermò le riforme e le donazioni testamentarie di Augusto, riducendo la durata del servizio militare da venti a sedici anni. Confermò il pagamento ai veterani di un compenso in denaro al congedo, oltre all'assegnazione di lotti di terreno da coltivare.
Nonostante ciò, dovette subito fronteggiare numerose ribellioni nei ranghi dell'esercito, causate dalle durissime condizioni di vita dei legionari. Tacito pensava che l'ammutinamento delle legioni in Pannonia fosse causato proprio dall'avvento del nuovo princeps. Svetonio credeva addirittura che Tiberio temesse di essere spodestato dal nipote Germanico, che era molto popolare fra i suoi soldati.
Ma anche Tiberio era amato dai soldati, coi quali aveva sempre vissuto a stretto contatto. Conosceva a fondo i loro problemi e aveva sempre cercato di risolverli con fermezza e buon senso. Sapeva come mantenere la disciplina in modo giusto.
Tacito racconta che Tiberio inviò suo figlio Druso in Pannonia e al suo arrivo «i soldati si denudano i corpi, mostrando le cicatrici delle ferite e i segni delle bastonate... Denunciano la miseria della paga, la durezza dei lavori: costruire il vallo, scavare fossati, ammassare il foraggio, il materiale da costruzione e la legna da ardere, e tutte le altre fatiche necessarie o inventate per non lasciarli in ozio nell'accampamento».
E aggiunge: «Si levano le grida dei veterani i quali, contando i loro trenta e più anni di servizio, invocavano sollievo per le loro membra stanche: non la morte nelle fatiche di sempre, ma la fine di un servizio così logorante, e un riposo che non significasse la fame».
Druso cercò di prendere tempo e i legionari gli chiesero bruscamente che cosa fosse venuto a fare, se non aveva il potere di prendere decisioni.
La situazione era molto critica, ma un evento inaspettato cambiò di colpo le cose: un'eclisse di Luna, che fu vista dai soldati come un presagio nefasto. Scrive Tacito: «Una volta suggestionate, le menti sono facili alla superstizione: i soldati gemono il preannunciarsi dell'avversione degli dèi ai loro misfatti».
Druso considerò l'eclissi come un colpo di fortuna inaspettato; ne approfittò immediatamente, proclamando che quello era un segno divino, e fu creduto.
Tacito racconta che i ribelli non ebbero scampo: «Si diede la caccia a tutti i principali responsabili della rivolta: gli sbandati fuori dal campo furono uccisi dai centurioni o dai soldati delle coorti pretorie; altri vennero consegnati dai loro stessi compagni di reparto, a dimostrazione della loro lealtà».
Così ebbe termine la ribellione dell'esercito in Pannonia e le altre vennero represse con uguale determinazione.
Tiberio era stato il miglior generale della sua epoca e saggiamente non volle infierire oltre. Decise di confermare i comandi militari anche dove vi erano state ribellioni, perché la continuità della linea di comando e la conoscenza diretta delle situazioni locali erano indispensabili per mantenere l'ordine nelle province più turbolente. Non si poteva ricominciare da zero.
Cercò di consolidare i confini dell'impero, curò la manutenzione delle strade e degli acquedotti. Creò delle solide basi amministrative con funzionari più efficienti, scelti fra gli homines novi che provenivano da ceti più modesti, cercò di mantenere l'ordine pubblico che era indispensabile per la tranquillità e la prosperità. In questo ed altre cose fu il vero fondatore dell'impero romano.
Per scoprire l'importanza della storia e del suo legame con l'astronomia, ed il significato simbolico delle eclissi ed altre illuminazioni create dal Sole e dalla Luna leggete i libri di Archeoastronomia culturale romana di Marina De Franceschini e Giuseppe Veneziano editi da Rirella Editrice.