Seconda parte: Augusto
Una volta eliminati tutti possibili avversari militari e politici, Ottaviano cambia volto: diventa Augusto e abilmente si impossessa del potere assoluto. Scaltro e prudente, si guarda bene dall'imitare Cesare, atteggiandosi invece a strenuo difensore della res publica, che va intesa come Stato da rimettere in piedi dopo tante lotte fratricide.
Era il momento di passare dalla guerra alla pace, e porre le premesse di una nuova Età dell’Oro, la sua, quella della Pax Augusta. Lui stesso ne parla nelle Res Gestae, l'autobiografia celebrativa incisa su tavole di bronzo che aveva sistemato davanti al suo Mausoleo, e conosciamo da una copia rinvenuta ad Antiochia.
Augusto scrive: «Nel mio sesto e settimo consolato, dopo che ebbi estinto le guerre civili, assunto per universale consenso il controllo di tutti gli affari di Stato, trasmisi il governo della res publica dal mio potere alla libera volontà del Senato e del popolo romano. Per questa mia benemerenza, con decreto del Senato ebbi l'appellativo di Augusto. Da allora in poi fui superiore a tutti in autorità, sebbene non avessi maggiori poteri di tutti gli altri».
Un capolavoro di propaganda: Ottaviano restituisce il potere al senato e al popolo che lo acclama come Augusto e si crea una nuova immagine di uomo magnanimo e modesto, baluardo contro l'instabilità del regime repubblicano, al fine di evitare nuove guerre e vuoti di potere.
Il «primus inter pares» – il primo fra pari grado – che però, guarda caso, «è superiore per autorità».
In tal modo il volto Ottaviano scompare nell'ombra e viene dimenticato come un mister Hyde; gli subentra il nuovo volto di Augusto e con lui la Roma di legno e paglia rinasce e diverrà splendente di marmi.
Il potere di Augusto si fonda anche sul matrimonio con Livia Drusilla, la madre del futuro imperatore Tiberio, che divorzia dal primo marito e col suo consenso sposa Augusto, che si era perdutamente innamorato di lei. In realtà è anche un matrimonio politico e dinastico: la Gens Claudia, più antica e nobile si unisce alla Gens Iulia alla quale apparteneva Augusto. Così ha inizio la dinastia Giulio Claudia, la prima dell'impero.
La successione di Augusto non fu indolore, perché nel corso degli anni tutti gli eredi da lui scelti morirono e alla fine rimase soltanto Tiberio, il primo figlio di Livia.
Ottimo generale e oculato amministratore, Tiberio coadiuvò Augusto come correggente negli ultimi dieci anni del suo regno, tenendo un basso profilo.
Divenuto imperatore suo malgrado, anche perché il nipote Germanico era troppo giovane per salire al trono, gestì la complessa transizione fra il potere personale di Augusto, basato sul suo carisma ed un sistema di potere strutturato e razionale centrato sulla figura del princeps, che andava creato ex-novo.
Per questo motivo il vero fondatore dell'impero fu Tiberio e non Augusto.