L’ORIENTAMENTO ASTRONOMICO DEL MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA
A RAVENNA
I Mausolei romani di Cecilia Metella, di Augusto e di Adriano
(l’attuale Castel Sant’Angelo), ed altri in vari luoghi, avevano un basamento
quadrato orientato verso i quattro punti cardinali che sostiene il corpo di
fabbrica circolare a forma di torre, dove era il sepolcro vero e proprio.
Sappiamo
che il Mausoleo di Adriano ha un orientamento astronomico: nei giorni del Solstizio
estivo all’interno della sua Sala Sepolcrale si verificano ancor oggi speciali illuminazioni,
come spiegato nel libro di Marina De Franceschini «Castel Sant’Angelo. Mausoleo
di Adriano. Architettura e Luce» che ne rivela il significato simbolico.

Lo stesso si può dire per il Mausoleo di Galla Placidia,
il cui orientamento astronomico è stato scoperto e calcolato da Manuela
Incerti e pubblicato online nell'articolo «The Mausoleum of Galla Placidia
in Ravenna: Archaeoastronomy, Numbers, Geometry and Communication» (in lingua
inglese).
Lo studio spiega che l’asse principale del Mausoleo
è orientato nord-sud, con l’ingresso a nord, e un azimut di 180.2°.
Ci si aspetterebbe quindi che i bracci trasversali est e ovest abbiano un
azimut di 90° e 270°, ma in pianta si vede che non sono ortogonali ma leggermente
obliqui.
Il Laser scanner ha infatti rilevato un azimut di 94.3°
per il braccio est.

L’azimut, (come spiega la Incerti) corrisponde al tramonto del Sole
in due date particolari, giorni del 26-27 marzo e del 13-14 settembre
dell’epoca in cui fu costruito il Mausoleo, cioè fra il 425 e 450 d.C.
La prima data è vicina al 25 marzo, l’Annunciazione di Maria; la seconda
al 14 settembre, la festa della Santa Croce, della quale Galla Placidia
possedeva una reliquia di cui era particolarmente devota, al punto da
edificare la Basilica di Santa Croce accanto al Mausoleo.
Dal testo dell'articolo non si comprende se in quelle date si
vedessero delle illuminazioni (ierofanie); la luce doveva entrare dalle
finestre delle lunette dei bracci est e ovest, perché si verificavano
all'alba e al tramonto, quando il Sole è più basso; le finestre delle
lunette della torretta erano situate troppo in alto perché il Sole potesse
entrarvi. Attualmente tutte le finestre del Mausoleo sono chiuse
da lastre di alabastro semitrasparenti che impediscono ai raggi del
Sole di creare fasci di luce.
A mezzogiorno del Solstizio
d’inverno i raggi del Sole entrano dal lato sud, dalla finestra in alto
nella lunetta della torretta, ed illuminano il portale: questa illuminazione
si verifica ancor oggi (Incerti p. 497).
La ierofania col raggio
di luce che illumina il portale nord a mezzogiorno è analoga a quella
che conosciamo nel Pantheon, dove però si verifica il 21 aprile (Dies
Natalis di Roma).
Ciò significa che il Mausoleo di Galla Placidia
seguì una tradizione plurisecolare di orientamento astronomico e
simbologia sacra. I simboli dei culti pagani vennero mantenuti
perché in un mondo analfabeta erano comprensibili a tutti; ma per
adattarli ai culti cristiani fu dato loro un diverso significato.
Per quanto riguarda l’architettura, si mantenne lo
schema del Templum etrusco col quadrato che contiene un cerchio. Il
suo significato simbolico rimase legato alla volta celeste: nel mondo
pagano il cerchio rappresentava il Cosmo, in quello paleocristiano rappresenta
il Cielo che contiene la Croce, ovvero la salvezza che viene da Dio.
Notevoli le analogie con la Sala Sepolcrale del Mausoleo di Adriano,
che Galla Placidia sicuramente conosceva: entrambe sono orientate
verso i quattro punti cardinali, hanno una pianta a croce con un dromos
di accesso da nord e tre nicchie riservate ad altrettanti sarcofagi.
In entrambe le ierofanie sono create dalle finestre est e ovest.
Per quanto riguarda l’orientamento astronomico e il significato
simbolico delle ierofanie, la scelta delle date rispecchia il passaggio
dai culti pagani ai culti cristiani.
Nel Mausoleo di Adriano
le finestre della Sala Sepolcrale sono orientate ad est e ovest, e ancor
oggi creano ierofanie nei giorni del Solstizio estivo. La simbologia
di quella data era legata all’imperatore Adriano divinizzato, raffigurato
come Sol Invictus alla guida della Quadriga del Sole, e di conseguenza
al culto imperiale che era una legittimazione della successione dinastica
al potere. L’imperatore divinizzato "sceglieva" il suo successore e
lo legittimava con la ierofania, come spiegato nel libro di Marina De
Franceschini sopra citato.
Nel Mausoleo di Galla Placidia le
ierofanie potevano essere prodotte dalle finestre laterali est e ovest,
proprio come a Castel Sant’Angelo, ma l'orientamento è stato calcolato
in modo che si vedessero in due date legate ai culti cristiani della
Madonna e della Santa Croce.
L’illuminazione del portale del
Mausoleo ravennate al Solstizio invernale, che si vede ancor oggi, a
sua volta coincide con il 25 dicembre, data di nascita di Gesù Cristo,
che si sovrappose alla data in cui originariamente si celebrava il Sol
Invictus.

Nel corso dei secoli le ierofanie mantennero quindi il
loro significato simbolico di «apparizione sacra», dove la Luce è simbolo
della presenza divina. Gesù stesso disse «Io sono la Luce del
mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la Luce della
Vita». (Giovanni 8,12).
E sia pure in un contesto diverso perché
cristiano, le ierofanie continuarono a dare una legittimazione sacra
alla successione imperiale, perché l’imperatore era “benedetto“ dalla
Luce divina.
All’inizio del 1200 il cancelliere della scuola di
Chartres, Pierre de Roissy scriveva:«Le finestre sono scritture
divine perché versano la luce del vero Sole, cioè di Dio, all’interno
della Chiesa, vale a dire nel cuore dei fedeli, illuminandoli al
tempo stesso».
Per questo motivo molte chiese paleocristiane furono
progettate per ottenere illuminazioni in determinati giorni dell’anno,
ad esempio nella chiesa di San Paragorio a Noli (Savona), dove
nei giorni del Solstizio estivo un raggio di luce si muove lungo
le pareti e l’abside fino a illuminare per pochi minuti il tabernacolo.
In altre chiese le ierofanie si vedono nel giorno in cui si celebra
il santo a cui sono dedicate.
L'orientamento astronomico continuò quindi ad avere
un importante significato simbolico nella tarda antichità e nel Medioevo.