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PRIMA OTTAVIANO E POI AUGUSTO: I DUE VOLTI DEL FONDATORE DELL'IMPERO

   

PRIMA OTTAVIANO E POI AUGUSTO: I DUE VOLTI DEL FONDATORE DELL'IMPERO
Prima parte: Ottaviano
Gli storici e studiosi spesso devono spesso affrontare il problema delle omonimie e dei matrimoni incrociati fra parenti: in questo la genealogia di Ottaviano Augusto può esser considerata una caso di scuola per l'intricata rete di parentele e per le omonimie ricorrenti.

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Gaio Giulio Cesare aveva adottato Ottaviano
facendone il suo erede designato, dato che non aveva figli maschi (Cesarione, il figlio maschio avuto da Cleopatra, era troppo giovane per succedergli al potere). Ottaviano era suo pronipote anche per effettivi legami di sangue, perché la nonna materna Giulia era sorella di Giulio Cesare.

I personaggi più celebri della storia di Roma sono accomunati dalla brama di potere e dal desiderio di trasmetterlo ai propri discendenti. E in alcuni casi dal sapiente uso della propaganda per crearsi un'immagine magnanima e positiva, e far dimenticare i trascorsi più sanguinosi.
Anche in questo Ottaviano Augusto – uomo con due volti e due nomi – è un esempio significativo, che verrà imitato dagli imperatori successivi fra i quali Publio Elio Adriano.

Dopo il periodo della monarchia e dei sette re, che aveva visto successioni contrastate e turbolente, si passò alla repubblica col sistema del consolato, in modo che l'avvicendamento al potere avvenisse senza traumi e fosse condiviso fra pari; in pratica era una diarchia.

Ma nel II-I sec. a.C. si imposero i dittatori, che diedero inizio a un secolo di guerre civili fra opposte fazioni: Mario e Silla, Cesare e Pompeo, e infine Ottaviano prima contro Pompeo e Crasso e poi contro Marco Antonio e Cleopatra.

Il potere dei dittatori si basava sull'esercito, perché erano generali che avevano sottomesso nuovi territori, molto amati dai loro soldati coi quali spartivano parte dei bottini di guerra; in pratica le legioni divennero milizie personali dei loro comandanti.

Le conquiste romane  – in Italia e poi nel Mediterraneo – furono brutali, seguendo il motto «mors tua, vita mea» (la tua morte è la mia vita): uccisioni di massa, deportazioni, riduzione in schiavitù - ma i nemici non erano da meno, così era la guerra.
Conquista significava avere nuovi territori da colonizzare e soprattutto ricchi bottini di guerra: tesori e metalli preziosi che venivano esibiti a Roma durante i trionfi e consentivano ai vincitori di conquistare il favore popolare con elargizioni ed il classico panem et circenses. E naturalmente servivano a ricompensare i propri soldati.


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Un aspetto non secondario dei meccanismi del potere era la propaganda, di cui Cesare abilmente si servì per crearsi un'immagine di condottiero valoroso, invincibile e carismatico, sintetizzata dal celebre motto "veni, vidi, vici" (venni, vidi e vinsi). Finché una parte dei senatori non decise di opporsi al suo potere uccidendolo alle Idi di marzo del 44 a.C..

Augusto prese esempio da lui, e può essere considerato uno dei maggiori esperti nell'uso della propaganda e dell'immagine. Il primo volto del futuro imperatore è quello spietato di Ottaviano, implacabile vendicatore del padre adottivo Cesare, che conquista il potere con le vittorie militari sui congiurati e gli avversari.

Sappiamo dalle fonti antiche che Augusto non era un grande stratega, anzi spesso era stato sconfitto e non era per nulla amato dai soldati. Il suo rivale Marco Antonio era un generale molto migliore di lui, e così pure Marco Vipsanio Agrippa (suo genero) al quale si deve la vittoria di Azio nel 31 a.C., che gli spianò definitivamente la strada del potere.

Il potere di Ottaviano non derivava solo dalle vittorie militari: con lo stesso pretesto virtuoso e pio di punire gli assassini di Cesare, promosse una vera e propria persecuzione di senatori e cavalieri a lui ostili, stilando le liste di proscrizione che costrinsero molti alla fuga per sfuggire alla morte: fra essi il padre del futuro imperatore Tiberio assieme ala moglie Livia Drusilla, che poi sposerà Ottaviano Augusto in seconde nozze.         

Ottaviano eliminò fisicamente almeno trecento senatori e duemila cavalieri che avevano parteggiato per i cesaricidi, per poi concedere un'amnistia con gli accordi di Brindisi del 40 a.C. che permise anche ai genitori di Tiberio di rientrare a Roma.

L'aspetto non secondario di tale epurazione, si cui raramente si parla, fu che i beni dei proscritti vennero incamerati da Ottaviano, il quale con la vittoria di Azio si impossessò anche dei beni di Cleopatra e dei Tolomei, nonché del ricchissimo Egitto, provincia che diverrà proprietà personale ed esclusiva dell'imperatore anche nei secoli successivi.

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