Parte 1 - Le statue di Liborio e Giovanni Michilli
La Villa Adriana di Tivoli che vediamo oggi purtroppo non conserva quasi nulla della sua decorazione originale, che doveva esser particolarmente raffinata e sfarzosa. In sito rimangono pochissimi resti, il resto è nei musei o è scomparso.
A partire dal Cinquecento, papi, cardinali e nobili romani promossero scavi alla ricerca di statue con le quali arricchire le loro collezioni di «anticaglie», che erano uno status symbol per mostrare a tutti la loro erudizione ed il loro amore per le arti. Le statue erano le prede più ambite dei cercatori di tesori.
A Villa Adriana sono state rinvenute almeno quattrocento statue, che oggi sono disperse fra i musei e le collezioni di tutto il mondo, e in qualche caso sono scomparse; esistono diverse pubblicazioni parzali ma manca uno studio completo e aggiornato con gli ultimi rinvenimenti.
Le statue dell'edificio dell'Accademia (come i Centauri Furietti di cui parleremo in seguito), sono pubblicate nel nostro libro «Villa Adriana, Architettura Celeste. I segreti dei Solstizi».
I pezzi migliori sono stati trovati nel Seicento e Settecento, e sapientemente restaurate da grandi specialisti della materia, che usavano marmi originali romani trovati negli scavi per rifare i pezzi mancanti. Infatti per avere valore una scultura doveva essere intera, anche se Cavaceppi lamentava che certi restauratori truffaldini da un dito rifacessero una statua intera per poi rifilare il classico bidone al ricchissimo milord inglese che voleva tornare in patria con un souvenir d’eccezione.
La maggior parte delle sculture rinvenute a Villa Adriana era stata rotta in più parti. In qualche caso ciò era dovuto all’abbandono degli edifici, il cui crollo le aveva danneggiate. In altri casi furono fatte a pezzi, intenzionalmente, per bruciare il marmo e farne calce. Oppure, specie se erano di soggetto egizio, venivano fatte a pezzi perché raffiguravano divinità pagane pagane e quindi erano blasfeme.
In questo contesto fanno eccezione quattro splendide statue rinvenute a metà del Settecento dai fratelli Liborio e Giovanni Michilli, proprietari di alcuni terreni a Villa Adriana nella zona delle Cento Camerelle. Le donarono a papa Benedetto XIV per arricchire le collezioni dei Musei Capitolini, ottenendo in cambio l’appalto per la rivendita del tabacco, assai redditizio.
Le statue rinvenute dai Michilli sono quattro, e si trovano tutte nei Musei Capitolini di Roma. Si tratta di un Arpocrate, del cosiddetto Pancraziaste, di un Antinoo Osiris ed infine di una statua di Flora.
Secondo le fonti antiquarie, le statue furono rinvenute nelle Cento Camerelle, che appartenevano ai Michilli nel Settecento, ed hanno un numero infinito di ambienti. Più preciso è Giovan Battista Piranesi che nella sua pianta del 1790 indica come punto del rinvenimento l’ambiente n. 4, nelle sostruzioni delle Cento Camerelle.
Vicino vi è il Casino Michilli, visibile in un’incisione di Agostino Penna del 1830. Fu costruito su rovine romane, come tanti altri edifici della Villa (il Casino Fede o il Casino Braschi), e diventerà poi il Casino Triboletti, dove negli anni ’80 del Novecento venne creato il Museo Didattico di Villa Adriana.
Le statue erano in un eccezionale stato di conservazione, quasi integre, e sono stati restaurati solo piccoli particolari. La statua di Flora era talmente ben conservata che per un certo periodo gli studiosi hanno dubitato che fosse autentica.
Le statue probabilmente furono trasportate nelle sostruzioni in attesa di trasferirle altrove, nella tarda antichità prima dell’abbandono definitivo la Villa fu spogliata di statue e decorazioni per riutilizzarle in altri edifici imperiali. Oppure le statue furono nascoste per sottrarle alle razzie, e in ogni caso se ne perse memoria fino al fortunato scavo dei Michilli.
La prima statua raffigura Arpocrate, cioè Horus bambino, il figlio di Iside e Osiride, che simboleggiava il Sole nascente. Il gesto di portare il dito alla bocca che permette di identificarlo, venne considerato da greci e romani come un’esortazione a mantenere il silenzio e il segreto sui rituali del culto misterico di Iside e Osiride.
La seconda è l’Antinoo Osiris, in stile egizio, con posa rigida e una gamba in avanti, con un gonnellino che serve a nascondere la giuntura di due blocchi di marmo. Porta il copricapo egizio (nemes) e in mano tiene un oggetto cilindrico, forse un papiro. Piccoli restauri della punta del naso, parte delle labbra, la mano destra, alcune pieghe del gonnellino e la parte inferiore della gamba destra con il supporto.
Probabilmente fu realizzata dopo la morte di Antinoo, che annegò nel Nilo nel 130 d.C., al quale si presume che sia stato dedicato un Cenotafio nella Villa.
La terza statua è il cosiddetto Pancraziaste o Hermes, composto da due blocchi di marmo la cui giuntura è nascosta dalla parte superiore del panneggio. Pochi i restauri: la punta del naso, alcune dita nella mano sinistra, frammenti del braccio destro e della mano, ma il plinto, la parte inferiore della gamba destra ed il sostegno a forma di roccia sono interamente moderni.
La quarta statua è rappresentata Flora, antica dea italica di probabile origine sabina. Flora era anche i nome sacro e segreto di Roma. I restauri sono pochissimi, alcuni fiori della corona, la mano sinistra e le dita della mano destra, frammenti riattaccati del del collo e dell’avambraccio destro. Alla dea Flora erano dedicate le feste dei Floralia, dal 28 aprile a 3 maggio.