Da tempo immemorabile l’architettura è uno dei simboli del Potere. Quando erano in vita, i sovrani e gli aristocratici vivevano in regge e palazzi sontuosi. Per la vita nell’Aldilà vollero dimore altrettanto prestigiose e costruirono grandiose tombe monumentali.
Ciò avvenne nel mondo egizio, orientale ed ellenistico, ed anche in ambito etrusco, italico e poi romano.
Fin dall’epoca repubblicana le famiglie aristocratiche romane fecero a gara nell’edificare sepolcri sempre più imponenti lungo le vie consolari per avere la massima visibilità: erano il simbolo del potere e del prestigio della propria Gens.
Fra gli esempi più noti ricordiamo il Mausoleo di Cecilia Metella a Roma sull’Appia antica e il Mausoleo dei Plauzi a Tivoli, sulla via Tiburtina presso il Ponte Lucano; entrambi vennero costruiti in punti strategici di grande passaggio, con un corpo di fabbrica circolare rivestito di travertino, posto su un basamento quadrato.

Augusto costruì il primo grande Mausoleo imperiale di Roma, dove furono sepolti tutti gli imperatori della dinastia Giulio Claudia e Flavia, assieme ai loro familiari. L’ultimo fu Nerva. Anch'esso aveva un corpo di fabbrica circolare su basamento quadrato.
Invece di una via consolare, Augusto scelse un luogo di grande importanza simbolica: il Campo Marzio, dove era avvenuta l'apoteosi di Romolo, e dove lui stesso vaveva costruito il primo Pantheon di Agrippa e l’Ara Pacis, per celebrare la fine di un secolo di guerre civili.
Come spieghiamo nel nostro libro «Castel Sant'Angelo. Mausoleo di Adriano. Architettura e Luce» l'imperatore Adriano decise costruire la sua nuova tomba dinastica quando ancora era in vita, e prese a modello il Mausoleo di Augusto.
Nel Campo Marzio lo spazio era limitato, perché nel corso di oltre un secolo erano stati edificati moltissimi monumenti e templi dedicati ai vari imperatori divinizzati. Quindi non c'era posto per un altro Mausoleo di quella mole, e Adriano scelse un’area vicina al Campo Marzio, dove poteva disporre di vasti spazi: gli Horti Domitiae che da tempo appartenevano alla Casa imperiale.
Erano sulla sponda opposta del Tevere, e quindi fu necessario costruire il ponte Elio come via d'accesso monumentale e scenografica, un vero capolavoro della scienza idraulica antica.
Prima di Augusto e di Adriano vi erano stati molti precedenti illustri nel mondo ellenistico, dal quale i romani copiarono i simboli del potere: architettura imponente e scenografica, magnificenza, lusso ed arte.
Particolarmente importante è il Mausoleo di Alicarnasso, che fu costruito nel IV sec. a.C. da Artemisia in onore di suo marito Mausolo, re della Caria; proprio dal suo nome nacque il termine "Mausoleo" che è sinonimo di tomba monumentale.

Era decorato da sculture e rilievi dei più famosi artisti dell’epoca (Briasside, Leochares, Timoteo e Skopas). Sulla sommità svettava una Quadriga del Sole forse guidata dai due coniugi. Era una delle Sette Meraviglie del mondo assieme alla Piramide di Cheope, l'unica sopravvissuta fino a noi e certamente la tomba più grandiosa di tutti i tempi.
Il Mausoleo di Alicarnasso ispirò le tombe dei sovrani ellenistici, a cominciare da Tolomeo IV che costruì un Mausoleo monumentale nel quale assieme ai propri antenati fece seppellire le spoglie di Alessandro Magno, come se fosse un suo antenato illustre che dava prestigio alla sua casata.
Per secoli Alessandro Magno fu un mito da imitare per tutti i più grandi condottieri del mondo romano che sognavano di ripetere le sue gesta (imitatio Alexandri). Il suo Mausoleo (che non è mai stato rinvenuto) fu visitato da Giulio Cesare, Augusto, Germanico e poi dagli imperatori Caligola, Vespasiano, Tito, Adriano, Settimio Severo e Caracalla.
Che cosa avevano in comune quegli straordinari monumenti funerari? Erano un simbolo evidente e concreto del potere, ricchezza e prestigio di coloro che li avevano costruiti.
Ma avevano anche un significato religioso, in quanto erano sede del culto degli antenati. Nel caso delle famiglie aristocratiche gli antenati erano personaggi autorevoli o addirittura eroi come Eracle, che davano prestigio alla famiglia, e ne legittimavano il potere all’interno della comunità.
Nel caso degli imperatori e della Casa imperale si andava ben oltre. La dinastia Giulio Claudia proclamava di discendere da Venere ed Enea, quindi aveva antenati divini.
E poi l'imperatore divinizzato dopo la morte diventava il nume tutelare della dinastia, di Roma e dell'impero.
Adriano divinizzato era raffigurato come Sol Invictus alla guida della Quadriga del Sole in cima al suo Mausoleo e dava una legittimazione divina ai suoi successori.v Proprio come nel Mausleo di Alicarnasso.
Lo spieghiamo in dettaglio nel nostro libro «Castel Sant'Angelo. Mausoleo di Adirano. Architettura e Luce» che svela la simbologia nascosta della sua architettura, legata alla Luce del Sole come simbolo di divinità e del Potere stesso.