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INTERPRETAZIONE DELLA VILLA ADRIANA
Le lacune incolmabili causate da oltre cinquecento anni di scavi di rapina non permetteranno mai di giungere a un'identificazione completa e definitiva degli edifici e delle loro funzioni. Poco è rimasto delle originali decorazioni, e di rado statue, mosaici, rilievi e marmi architettonici provenienti dalla Villa possono essere attribuiti all'edificio originale, permettendo di ricostruirne il programma decorativo ed iconografico. Sono rimasti soltanto i pavimenti, i muri e qualche soffitto, quasi sempre spogli. Tuttavia il rilevamento del tipo di decorazione degli edifici ha permesso di individuare precisi rapporti fra il tipo di decorazione, il tipo di architettura e la collocazione degli edifici stessi. Si è visto che l'elemento discriminante era il tipo prevalente della pavimentazione, cui corrispondeva una ben precisa gerarchia degli edifici stessi:
Affinché non si tratti di una classificazione arbitraria, si è verificato che anche altri elementi seguissero tale gerarchia, esaminando esaminando altre categorie decorative ed architettoniche, come il tipo di rivestimento parietale, le latrine, la presenza di fontane e giochi d'acqua o di grandi vasche e bacini, la tipologia dei giardini, la presenza di impianti di riscaldamento, ed inoltre il tipo di architettura, i percorsi di accesso. E si è visto che avevano caratteristiche diverse a seconda del tipo di edificio nel quale si trovavano, confermando l'ipotesi iniziale. I rivestimenti parietali: si limitavano a materiali 'poveri' e resistenti come intonaco e cocciopesto negli edifici servili; semplici affreschi e stucco comparivano negli edifici secondari. Il rivestimento in marmo, più prezioso e costoso, che spesso arrivava fino al soffitto, era usato esclusivamente negli edifici nobili, accanto ad affreschi, mosaici, stucchi e 'tartari'. (VEDI Tavola 2 - Pianta generale dei rivestimenti) Le latrine erano di due tipi, corrispondenti al rango degli utenti. Le latrine 'multiple', cioè a più posti erano ovviamente sul gradino più basso, e compaiono solo negli edifici servili ed in quelli secondari: Negli edifici nobili, invece, le latrine erano 'singole', avevano sedile in marmo e rivestimento marmoreo alle pareti e pavimenti in opus sectile. (VEDI Tavola 3 - Pianta della tipologia delle latrine) Giardini, fontane, giochi d'acqua: non esistevano negli edifici servili né in quelli secondari. Gli edifici nobili erano invece abbelliti da 'giardini segreti' circondati da portici, come si vede nel PECILE (n. 16), nell'ACCADEMIA (n. 30), e a PIAZZA D'ORO (n. 15). Gli edifici nobili erano immersi in vastissimi 'giardini aperti', che abbellivano i grandiosi terrazzamenti artificiali della Villa, come la TERRAZZA INFERIORE DELLE BIBLIOTECHE (n. 5), la SPIANATA (n. 29a) che andava da ROCCABRUNA all'ACCADEMIA o ancora il grande terrazzamento (n. 27a) che dal PADIGLIONE DEL PRETORIO raggiungeva le sostruzioni dell'ACCADEMIA; e infine la TERRAZZA DI TEMPE (n. 4) e la SPIANATA (n. 8a) che dal PADIGLIONE DI TEMPE raggiungeva PIAZZA D'ORO costeggiando il PERISTILIO ESTERNO. (VEDI Tavola 4 - Pianta generale dei giardini e Tavola 5 - Pianta delle fontane e dei giochi d'acqua) Gli impianti per il riscaldamento invernale: esistevano solo negli edifici nobili, come l'EDIFICIO CON TRE ESEDRE (n. 20), l'EDIFICIO CON PESCHIERA (n. 22), la BIBLIOTECA GRECA (n. 10) e, forse, l'ACCADEMIA (n. 30). (VEDI Tavola 6 - Pianta degli impianti di riscaldamento) Il tipo di architettura: gli edifici servili erano ricavati all'interno delle sostruzioni, ed erano concepiti come caserme, con ballatoi esterni accessibili mediante scale di legno. Gli edifici secondari avevano un'architettura semplice, con linee rette e squadrate, ed erano situati in posizione defilata, senza vista panoramica. Di tutt'altro tenore era invece l'architettura monumentale e scenografica degli edifici nobili, nei quali la fantasia e la creatività degli architetti si esprimeva ai massimi livelli. Dominavano le linee curve, le forme mistilinee; non vi era assialità rigida e simmetrica, ma giochi vorticosi di prospettive, mutamenti repentini degli allineamenti, mai nulla di scontato. Tutto era pensato per stupire. I percorsi di accesso: erano sotterranei e separati per gli edifici servili. Gli edifici secondari avevano loro percorsi d'accesso all'aria aperta, che rimanevano ancora una volta defilati rispetto agli edifici nobili, ed erano collegati a passaggi di servizio, come quello che andava dalla SALA DEI FILOSOFI (n. 17) al NINFEO STADIO (n. 21) e alla rete viaria sotterranea. Gli edifici nobili avevano invece accessi monumentali, come l'anello basolato del VESTIBOLO (n. 25), che costeggiava la massa imponente delle CENTO CAMERELLE (n. 16). Tutti gli accessi principali della Villa provenienti dall'esterno, come quello presso il NINFEO FEDE (n. 3), che poi saliva al PECILE (n. 16) o l'altro presso il VESTIBOLO (n. 25) erano rigidamente sorvegliati. All'interno della Villa, inoltre, vi erano numerosi passaggi obbligati e punti d'accesso sorvegliati, che tutelavano sicurezza degli edifici nobili, che erano protetti anche dai muri di contenimento: la Villa era racchiusa da mura come una fortezza e all'interno era pensata come un labirinto (VEDI Tavola 7 - Pianta dei muri di contenimento). Il PADIGLIONE DI TEMPE (n. 6) e la Torre di ROCCABRUNA (n. 29), situati sui lati opposti della Villa, (il primo ad est, l'altra ad ovest), erano simili a delle torri di avvistamento ed erano punti d'accesso sorvegliati, accomunati dallo stesso tipo di pavimento in opus sectile in ardesia e
Esaminiamo ora in dettaglio le tre diverse tipologie. 1 - Gli edifici servili. Non si trattava di 'edifici' veri e propri, ma di ambienti ricavati negli spazi fra i contrafforti delle grandi sostruzioni o dei muri di contenimento della Villa. Si tratta delle CENTO CAMERELLE (n. 16), delle SOSTRUZIONI DEL PRETORIO (n. 27), delle SOSTRUZIONI OVEST DEL CANOPO (n. 28a), che avevano una struttura analoga. Sembra che l'accesso ai vari piani avvenisse mediante scale e ballatoi in legno posti all'esterno. Gli edifici erano divisi in più piani da soppalchi (fig. 22), che poggiavano su delle mensole di travertino o di marmo, ed erano pavimentati usando quei materiali rustici e 'poveri' che abbiamo visto essere propri degli edifici servili: cocciopesto, opus spicatum, talvolta mosaico grossolano.
Al gruppo degli edifici servili apparteneva anche la CASERMA DEI VIGILI (n. 22a), un edificio dalla struttura semplice, con vari piani
2 - Gli edifici secondari Erano pavimentati con mosaico bianco-nero, e non vi compariva mai né l'opus sectile né il mosaico policromo. Anch'essi avevano latrine multiple (fig. 25) ed erano privi di impianti di riscaldamento. La loro decorazione e le rifiniture erano migliori, con mosaici dalla decorazione geometrica o floreale ed affreschi alle pareti: una sistemazione decisamente 'lussuosa' rispetto agli ambienti servili ricavati nelle sostruzioni. Gli edifici secondari dovevano ospitare il personale di rango della villa: liberti, sacerdoti, guardie personali, funzionari. Negli Hospitalia, ad esempio, si è pensato fossero alloggiate le guardie pretoriane dell'Imperatore. A questo gruppo appartenevano la CASA COLONICA PRESSO PIAZZA D'ORO (n. 15b), le GRANDI TERME (n. 26), e poi il complesso formato da HOSPITALIA e TRICLINIO IMPERIALE (n. 8 e 7), al quale era collegato il CRIPTOPORTICO CON VOLTA A MOSAICO (n. 13), ereditato dalla preesistente villa repubblicana. L'architettura di questi edifici era semplice e squadrata, erano collocati in posizione defilata nella Villa, e non avevano ingressi monumentali ma percorsi d'accesso secondari e dissimulati, nessuno dei quali era in comune con gli edifici nobili. Vi erano collegamenti con la rete viaria sotterranea. Le GRANDI TERME (n. 26) erano pavimentate con semplici mosaici bianco neri, ed erano quindi destinate agli abitanti degli edifici secondari e probabilmente anche agli schiavi degli edifici servili. Tutti gli altri edifici termali della Villa erano pavimentati in opus sectile ed appartenevano quindi al gruppo degli edifici nobili.
3 - Gli edifici nobili o imperiali Erano caratterizzati da una decorazione particolarmente raffinata e lussuosa, con pavimenti in opus sectile, mosaico policromo, o preziosi pannelli in vermiculatum; il mosaico bianco compariva solo negli ambienti di disimpegno e servizio. I pavimenti in opus sectile impiegavano marmi pregiati provenienti da tutto il mondo conosciuto, con una varietà infinita di disegni e colori. Le pareti degli ambienti conservano i fori delle grappe per il rivestimento marmoreo, che molto spesso arrivava fino al soffitto (fig. 26) e si articolava in grandi pannelli o riquadri; in alcuni casi vi erano degli incassi per dei rilievi (nell'EDIFICIO CON TRE ESEDRE n. 20, nell'EDIFICIO CON PESCHIERA n. 22, e nell'ACCADEMIA, n. 30). In diversi ambienti sono sopravvissute parti di affreschi, frammenti di soffitti in stucco,
Poi vi era un certo numero di giardini segreti racchiusi da mura e circondati da portici (fig. 29), abbelliti da bacini d'acqua nei quali le costruzioni si riflettevano come in uno specchio: il PECILE (n. 16), il PALAZZO IMPERIALE (n. 12), PIAZZA D'ORO (n. 15), il NINFEO STADIO (n. 21), il VESTIBOLO (n. 25) e l'ACCADEMIA (n. 30).
All'interno degli edifici nobili vi era una grandissima cura per i dettagli, con rifiniture di lusso di cui possiamo solo intuire la ricchezza, dato che non è rimasto quasi nulla. Gli ambienti erano vasti ed alti, con colonnati, nicchie e basamenti per centinaia di statue, piccoli bacini per l'acqua, fontane, marmi preziosi ovunque. Le planimetrie erano complesse ed originali: niente linee semplici e rette, ma un gioco vorticoso di curve, di
Con la Domus Aurea, l'età neroniana aveva visto la comparsa di una nuova architettura monumentale e scenografica, che si era evoluta sotto i successivi imperatori, abbandonando le rigide simmetrie speculari tipiche dell'epoca repubblicana ed augustea. Per questo motivo, le prospettive e le assialità degli edifici di Villa Adriana non erano rigidamente simmetriche nè prevedibili, al contrario di quanto si osserva nelle strutture della preesistente villa repubblicana. Gli assi prospettici erano divergenti, le prospettive inaspettate, e tutto era creato per stupire il visitatore o l'ospite. Ancora adesso. Altrettanto vario era il tipo delle coperture: cupole a calotta, a cassettoni, volte a vela, a crociera, a botte, e le famose cupole a spicchi inventate da Adriano che Apollodoro definì sprezzantemente 'zucche' (fig. 31).
Gli edifici nobili, elencati in ordine topografico, erano i seguenti: il TEATRO GRECO (n. 1), la PALESTRA (n. 2), il NINFEO FEDE (n. 3), il PADIGLIONE DI TEMPE (n. 6); le BIBLIOTECHE GRECA (n. 10) e LATINA (n. 9), il CORTILE DELLE BIBLIOTECHE (n. 11), il PALAZZO IMPERIALE (n. 12), il cosiddetto PERISTILIO ESTERNO (n. 8a), e l'EDIFICIO CON PILASTRI DORICI (n. 14), e ancora le TERME CON HELIOCAMINUS (n. 19) e la PIAZZA D'ORO (n. 15). Il fulcro della Villa era costituito dalla vasta spianata artificiale del PECILE (n. 16), dal quale si saliva con una breve scala alla SALA DEI FILOSOFI (n. 17) e poi all'attiguo TEATRO MARITTIMO (n. 18). A ovest del PECILE era il complesso più vasto ed importante della Villa, che abbiamo chiamato RESIDENZA IMPERIALE (vedere la sezione separata per una descrizione dettagliata), che si articolava su due livelli diversi. Al piano inferiore si trovava l'EDIFICIO CON TRE ESEDRE (n. 20), che fungeva da atrio, poi vi era il NINFEO STADIO (n. 21), un giardino interno con triclinio estivo, e quindi il piano inferiore dell'EDIFICIO CON PESCHIERA (n. 22): i tre edifici formavano un insieme unitario ed inscindibile, al quale non poteva mancare un impianto termale, le PICCOLE TERME (n. 24) ad esso collegato dal QUADRIPORTICO (n. 23). Il CRIPTOPORTICO DELLE GRANDI TERME (n. 26a), accessibile dalle PICCOLE TERME (n. 24) e dal VESTIBOLO (n. 25), permetteva di accedere alle scale che salivano al livello superiore, all'EDIFICIO CON PESCHIERA (n. 22) o al PADIGLIONE DEL PRETORIO (n. 27). Al livello superiore, l'EDIFICIO CON PESCHIERA era inoltre collegato da vari percorsi con il PALAZZO IMPERIALE (n. 12), PIAZZA D'ORO (n. 15), ed il PADIGLIONE DEL PRETORIO (n. 27). A lato del Pecile è stato recentemente scavato l'ingresso monumentale e principale, costituito dall'anello basolato che giungeva al VESTIBOLO (n. 25), dal quale si passava al CANOPO (n. 28), e al PADIGLIONE DEL PRETORIO (n. 27). Un altro percorso consentiva di raggiungere la cosiddetta altura, la parte più alta e privata della Villa, dove svettavano gli edifici di ROCCABRUNA (n. 29), ACCADEMIA (n. 30) ed ODEON (n. 32), e da lì si potevano raggiungere gli INFERI (n. 33), il TEMPIO DI PLUTO (n. 36) ed il cosiddetto MAUSOLEO (n. 35) che i recenti scavi del professor Pensabene hanno dimostrato essere un tempietto dorico circolare. Dal PADIGLIONE DEL PRETORIO una lunghissima terrazza artificiale (n. 27a) sovrastava il CANOPO (n. 28) e raggiungeva le sostruzioni dell'ACCADEMIA (n. 30).
Nell'area su cui sorse Villa Adriana esisteva in precedenza una piccola villa repubblicana, che venne poi incorporata dalle costruzioni adrianee. Riconosciuta per la prima volta da Lugli negli anni Venti del Novecento, la villa repubblicana ricalcava lo schema della domus ad atrio, preceduta da un giardino (il CORTILE DELLE BIBLIOTECHE, n. 11) collocata sopra una basis villae (il CRIPTOPORTICO CON VOLTA A MOSAICO, n. 13) e dotata di atrio con tablino seguito da un peristilio circondato da cubicoli (corrispondenti alla parte ovest del PALAZZO IMPERIALE, n. 12). A Villa Adriana esistevano altri resti di epoca repubblicana, come un muro di contenimento in opus incertum situato sotto al NINFEO FEDE (n. 3) (fig. 32), che in base agli antichi rilievi aveva sui due lati due ninfei simmetrici. In realtà esisteva un solo ninfeo absidato, situato sul lato nord e costruito in opus reticulatum, mentre sul lato sud si vede una serie di gallerie scavate nella roccia che dovevano salire alla Terrazza di Tempe. Un altro muro di contenimento repubblicano fiancheggiava il lato est degli HOSPITALIA (n. 8). Infine un grande Ninfeo in opus reticulatum venne incorporato dal QUADRIPORTICO (n. 23) (fig. 33), riutilizzandolo come muro perimetrale nord delle PICCOLE TERME (n. 24). Esiste poi un piccolo ninfeo davanti all'ingresso principale del TEATRO MARITTIMO (n. 18) e una parte della CASA COLONICA PRESSO PIAZZA D'ORO (n. 15b) risaliva all'epoca augustea. Non essendo mai stato fatto un rilievo dettagliato delle tecniche costruttive (ci si basa ancora su quelli di Lugli) ed una pianta diacronica della Villa, è probabile che esistano altre strutture repubblicane, fra le quali va segnalato il sistema di cisterne sotterranee a rete di cuniculi - un sistema di approvvigionamento idrico tipico dell'età arcaica e repubblicana - rinvenuto presso le Grandi Terme. (VEDI Tavola 8 - Pianta delle strutture di età repubblicana)
La datazione degli edifici adrianei si basa sostanzialmente sui bolli laterizi studiati da Bloch (1937), ma purtroppo la sua opera non è mai stata aggiornata. I bolli laterizi sono un importante indicatore cronologico, ma va ricordato che per ben quindici edifici della Villa Adriana non disponiamo di alcun bollo. Bloch lamentava che la raccolta di bolli era stata parziale e discontinua, e scrisse addirittura che i mattoni bollati venivano reimpiegati nei restauri moderni, e per giunta in edifici diversi da quelli in cui erano stati rinvenuti! In quei casi, solo l'analisi delle malte può stabilire se si tratti effettivamente di un muro antico e quindi di un bollo in opera. Gli edifici più antichi della Villa erano il TEATRO MARITTIMO (n. 18) e la SALA DEI FILOSOFI (n. 17), nei quali si sono rinvenuti bolli del 117 d.C.. Bloch pubblicò una lettera di Adriano ai Delfii, dalla quale si deduce che Villa Adriana era già Residenza imperiale nel 125 d.C.. Egli ipotizzò tre fasi costruttive per la Villa: la prima dal 117 al 125 d.C. corrispondeva all'arrivo di Adriano a Roma dopo l'ascesa al trono; la seconda, che va dal 125 al 132-134 d.C. coincideva con i ritorni dell'imperatore dal primo e dal secondo viaggio; la terza, dal 133-134 al 138 d.C. corrispondeva alla data del ritorno definitivo di Adriano, fino alla sua morte. Questa ipotesi, ampiamente ripresa dalla Salza e da altri studiosi, faceva coincidere le fasi edilizie della Villa con le date dei viaggi di Adriano, ma non è corroborata da alcuna evidenza archeologica. Presenta numerose incongruenze, come l'idea della costruzione separata dell'EDIFICIO CON TRE ESEDRE (n. 20) da una parte, dell'EDIFICIO CON PESCHIERA (n. 22) dall'altra, rimandando ad una fase successiva l'edificazione di quel NINFEO STADIO (n. 21) che era invece l'ovvio collegamento fra i due complessi, con i quali formava un insieme unico, organico ed inscindibile, concepito e realizzato come tale fin dall'inizio e costruito tutto insieme. Anche il TRICLINIO IMPERIALE e gli HOSPITALIA (n. 7 e 8) formavano un complesso unico, come dimostrano i mosaici dagli identici valori di lavorazione. Per decenni sono stati considerati due entità separate, accorpando il TRICLINIO IMPERIALE al PADIGLIONE DI TEMPE (n. 6), e datandolo in base ai bolli laterizi di quest'ultimo. Ma il PADIGLIONE DI TEMPE era un edificio nobile, pavimentato in opus sectile, completamente separato e servito da percorsi di accesso diversi, che non aveva nulla in comune con il TRICLINIO IMPERIALE. In realtà, non conosciamo con precisione le fasi edilizie della Villa Adriana, perché non è mai stato fatto un rilievo archeologico dettagliato dei vari edifici, studiando i loro rapporti reciproci e la loro cronologia relativa ed assoluta. Altrettanto importante è lo studio dei muri di contenimento, che appartenevano a varie epoche, e furono certamente costruiti prima degli edifici che vi sorgevano: non sono mai stati studiati e rilevati. 5. Conclusioni e prospettive di studio La schedatura generale del mio libro ha rappresentato la prima applicazione dei principi dell'archeometria allo studio della Villa, e dovrebbe essere un punto di partenza; purtroppo non è mai stato condotto un rilievo archeologico dettagliato ed approfondito, con l'aiuto delle tecnologie informatiche attuali. Solo questo tipo di studio e di analisi può fornire nuovi dati ed elementi per risolvere le numerose questioni ancora aperte. Accertare le fasi costruttive dei vari edifici, le modifiche da essi subite nel corso del tempo. Verificare il loro rapporto con la viabilità esterna, con la rete viaria sotterranea. Ricostruirne la decorazione pavimentale e parietale, specie quella marmorea. Comprendere la cronologia costruttiva dei muri di terrazzamento, delle spianate artificiali e quindi degli edifici che vi sorgevano. Ricostruire i giardini, i parchi, rintracciare il percorso degli acquedotti. Creare un data-base che raccolga i nuovi dati assieme a quelli provenienti dalla letteratura precedente e dalle fonti antiche, collegato ad un GIS. Disegnare nuove planimetrie e fare delle ricostruzioni virtuali tridimensionali. Tutto ciò permetterà di farsi un quadro preciso dello stato di conservazione della Villa Adriana per meglio conservarla per le generazioni future.
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