Della stessa autrice

Le ville romane della X Regio, Venetia et Histria
Catalogo e carta archeologica degli insediamenti rurali dalla fine della repubblica al tardo impero. L'Erma di Bretschneider 1999 (pp. 973, 291 tavole, con 20 cartine)

La scoperta della Valle Padana ebbe per Roma la stessa importanza che la scoperta dell'America ebbe per l'Europa. Aprì nuovi orizzonti e rese possibile una rapida crescita economica che fu la solida base di partenza per il diffondersi dell'egemonia romana dapprima in Italia e poi in Europa e nel Mediterraneo. Il libro censisce 576 ville, e partendo dalle loro caratteristiche ed impianti produttivi ricostruisce la storia economica della regione. Al centro del sistema economico romano – che verrà poi esportato in tutti i territori conquistati - erano le ville, i loro prodotti, la centuriazione e le città; e intorno la rete viaria, i fiumi navigabili, i porti marittimi e fluviali che consentivano ogni tipo di commercio.
La storia dei romani nella Venetia et Histria iniziò nei tempi epici delle prime colonie romane del III sec. a.C., continuando nell'età dell'oro augustea per poi arrivare ai difficili anni del "declino e caduta" dell'Impero romano. Si scoprono nuove prospettive sulle ville e la loro economia, che fu attiva anche nel III e IV sec. d.C.
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"Mosaici"
in La Villa Romana dell'Osservatorio Astronomico di Monte Porzio Catone, a cura del Gruppo Archeologico Latino, Roma 2000, p. 71-74.

Breve schedatura dei mosaici rinvenuti durante lo scavo della cd. Villa Matidiae presso l'Osservatorio di Monte Porzio Catone (Roma).

Ville dell'Agro romano
Monografie della Carta dell'Agro 2 (pp. 564, illustrazioni e piante in bianco e nero, 70 tavole a colori, una cartina topografica).

Il libro scheda cento ville del territorio attorno a Roma, scegliendo quelle meglio conservate per studiarne la planimetria e comprenderne la tipologia. Ogni villa ha la sua scheda che elenca tecniche edilizie, fasi costruttive, datazione, decorazione, impianti termali, idrici e produttivi, rinvenimenti ed infine discute l'edificio ed il suo significato. Lo studio statistico di questo gruppo di ville permette di comprendere molte cose sul modo in cui erano costruite e sul loro funzionamento. In particolare diventa evidente che le cosiddette ville di otium, esclusivamente dedicate alla meditazione e al lusso, erano pochissime, in pratica solo le grandi ville monumentali a padiglioni, come quella dei Quintili sulla via Appia. Le altre ville avevano tutte una parte residenziale con semplice decorazione, strettamente connessa con una parte produttiva con torcularia, fornaci ecc.. Ciò significa che le ville avevano come scopo primario la produzione di derrate agricole ed altri beni da vendere sui mercati locali e soprattutto nella vicina Roma. Il libro dà un nuovo contributo alla questione dell'economia schiavistica e del lavoro schiavile, e mostra come ville siano rimaste attive ben oltre quel II-III sec. che per lungo tempo è stato considerato il momento della 'fine del sistema della ville' in Italia.
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Continuatio e renovatio nella villa Adriana di Tivoli
in Continuatio et Renovatio (Siri Sande et Lasse Hodne eds.). Institutum Romanum Norvegiae. Acta ad Archaeologiam et Artium Historiam Pertinentia, volumen XX, n.s. 6, 2006, pp. 79-103.

Viene evidenziato il rapporto di continuità che la Villa Adriana ebbe con l'architettura dinastica persiana ed ellenistica e, soprattutto, con l'architettura romana delle residenze imperiali, delle domus e delle ville. La continuatio consisteva nell'impiegare nella villa tiburtina elementi tratti dal repertorio tradizionale romano in materia di architettura e decorazione, come l'atrio, la basis villae, la grotta, il ninfeo, i mosaici ed i sectilia. La renovatio stava invece nell'uso innovativo che si fece di tali elementi, che vennero liberamente rielaborati. Ecco così che a Villa Adriana abbiamo un esempio di grotta 'reale', gli Inferi (ereditati dalla villa repubblicana), e poco lontano una grotta 'virtuale', il Canopo, che mostra l'evoluzione dell'elemento 'grotta', topos tradizionale del giardino romano.
Quindi, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma nell'architettura di villa Adriana e in seguito nell'architettura rinascimentale e moderna che prese a modello proprio la villa imperiale tiburtina.