Archeologia e Archeoastronomia a Villa Adriana
di Marina De Franceschini

Villa Adriana - cenno storico

Fig. 2 - Veduta aerea di Villa Adriana (da Giuliani 1988)
La Villa Adriana di Tivoli è la più imponente e complessa villa imperiale romana che si sia conservata; fu edificata dall’imperatore Adriano a partire dal 117 d.C. in un sito ricco d’acqua, tufo e pozzolana, dove fin dall’età repubblicana gli aristocratici romani avevano costruito le loro lussuose residenze di campagna (figura 2).

Vasta più di Pompei (da 80 a 120 ettari), la Villa è composta da una trentina di edifici monumentali e scenografici, dall’architettura mistilinea, circondati da parchi e giardini con specchi d’acqua, ninfei e fontane. Saccheggiata da Totila nel 544 d.C., e successivamente caduta nell’oblio con il nome di ‘Tiboli vecchio’, divenne un’enorme cava di materiale da costruzione, dove per secoli si bruciarono i marmi per ricavare calce, e si asportarono laterizi e tufo da riutilizzare nelle case della vicina Tivoli.

Nel 1450 la Villa fu riscoperta da uno dei padri fondatori dell’archeologia, Biondo Flavio, il quale mostrò le rovine coperte da rovi inestricabili al papa umanista Pio II Piccolomini, che le descrisse nei suoi Commentarii1. Da quel momento la fama della Villa si diffuse in tutto il mondo, ed ebbero inizio oltre cinque secoli di scavi alla ricerca di tesori: statue, marmi e mosaici, che arricchiscono tuttora le Collezioni private e i Musei di tutto il mondo.

Nonostante sia stata esplorata fin dai tempi della scoperta dell’America, Villa Adriana condivide con altri celebri monumenti romani il paradosso d’essere ancora in gran parte sconosciuta nella sua funzione e significato; data la mancanza di scavi stratigrafici, moltissime informazioni sono andate perdute per sempre. Solo alla fine dell’Ottocento, abbandonando l’approccio antiquario e storico-artistico, si è iniziato a esaminare la Villa in modo scientifico, dal punto di vista architettonico e funzionale2.


La Spianata dell’Accademia

Villa Adriana come ha una trentina di edifici che non si trovano tutti sullo stesso piano, ma sono distribuiti su una serie di terrazzamenti artificiali posti su livelli diversi. E’ molto difficile rendere graficamente in pianta la molteplicità delle quote: la cosa migliore è osservare il plastico ricostruttivo di Italo Gismondi, che dà un’idea assai più chiara della complessità dell’articolazione spaziale della Villa (figura 3).

Fig. 3 - Plastico di Villa Adriana di Italo Gismondi, 1956. Si possono notare i terrazzamenti con livelli diversi (foto di Marina De Franceschini)

Ogni Spianata o Terrazza artificiale era un insieme a sé, costituito dai muri di contenimento che la delimitavano e dagli edifici che vi sorgevano: punti di accesso limitati e sorvegliati creavano un sistema a ‘scatole cinesi’, con percorsi obbligati per passare da un livello all’altro e da un terrazzamento all’altro.

La quota più bassa del complesso adrianeo, a nord-est, si trova in corrispondenza dell’attuale ingresso, nei pressi del Teatro Greco, mentre quella più alta è nell’Accademia, sul versante opposto a sud-ovest (figura 4).

Fig. 4 - Pianta generale di Villa Adriana. Evidenziata in grigio la Spianata dellʼAccademia con gli edifici di Roccabruna e dellʼAccademia (elaborata da Ehrlich 1989)

Partendo dall’ingresso attuale, si sale gradualmente dal Teatro Greco e dalla Palestra al Ninfeo Fede e alla Terrazza di Tempe, e ancora alle Terrazze delle Biblioteche. Con una strada moderna si raggiunge invece la grande spianata artificiale del Pecile, e la quota più alta del Teatro Marittimo, delle Biblioteche Greca e Latina e del Palazzo Imperiale, e quindi i livelli di Piazza d’Oro e dell’Edificio con Peschiera. Dopo il Pecile si incontra l’ingresso principale antico, con l’anello basolato che conduceva al Vestibolo e poi alle Grandi e Piccole Terme, situati tutti sullo stesso livello, che è più o meno lo stesso del Canopo.

Una volta raggiunto il Canopo, ci si trova ai piedi di una collina coperta dalla vegetazione, sulla sommità della quale si trova la zona più alta della Villa. In alto a sinistra si vede la Spianata del Pretorio, che si affaccia sulla sottostante Valle del Canopo e sulle Grandi Terme. Sopra la semicupola del Canopo si intravede invece la torretta di un colombario costruito sulle strutture antiche dell’Accademia. Lassù si trova la Spianata dell’Accademia, la più alta di tutta la Villa, la sua vera e propria Acropoli, apparentemente inaccessibile. Ancor oggi vi si arriva con un percorso tortuoso e dissimulato, per nulla facile da individuare. Poco prima di raggiungere il bacino d’acqua del Canopo, un sentiero sulla destra costeggia l’attuale Museo nelle Sostruzioni ovest del Canopo, e conduce a Roccabruna. La rampa a lato di quest’ultima permetteva di salire alla Spianata stessa, e di accedere agli edifici che vi sorgevano: l’Accademia, la Mimizia e l’Odeon.


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1 Cantino Wataghin G. "Il rapporto con l'antico fra mito, arte e ricerca" in Memoria dell'antico nell'arte italiana vol. I, 1984, pp. 190-205; Piccolomini E.S. Commentarii, Milano 1984 (L. Totaro ed.), vol. 2 p. 991.
2 Per la bibliografia completa e la bibliografia critica consultare le relative sezioni di questo sito web.